Bebe Vio Accademy, Milan e i "Piccoli Amici"
In quel periodo si stavano però accavallando diversi eventi che trasformarono quel “chissà” in una realtà nuova.
Primo: Jonel stava frequentando il corso nato quello stesso anno della Bebe Vio Accademy.
Stava scoprendo diversi sport, come praticarli a suo modo e soprattutto questa esperienza ci stava abituando all'idea che lo sport e Jonel non erano per forza pianeti appartenenti a due galassie diverse. Poteva farlo e non solo, era felice di poterlo fare! Il problema è che questa bellissima esperienza dura solo un anno per permettere a più bambini possibile di frequentare il corso della Accademy. Quindi era cosa buona e giusta trovare una nuova realtà.
Secondo: in quei giorni il Milan si stava lanciando in una lotta testa a testa con l'Inter per la vittoria dello scudetto.
Nella nostra famiglia, fortemente milanista, questo evento influenzò il nostro umore e le scelte prese in quei giorni.
In particolare i rossoneri erano spinti da un infermabile Rafael Leao, esterno sinistro che ci incantava tutte le domeniche con
le sue corse e giocate, di quelle che non ti fanno solo pensare che vincerai la partita ma che la vincerai in un modo bello.
Io e Jonel ripetevamo le sue esultanze e iniziammo a giocare in casa a calcio nello stesso modo dei nostri idoli solo che lo
facevamo da seduti e con un pallone di spugna per non far disperare troppo la mamma preoccupata (giustamente) dai nostri lanci ad altezza fornelli,
pentole, vasi, nonni con equilibrio altamente instabile, regali di nozze fragilissimi e qualsiasi oggetto che in una colluttazione col nostro
pallone avrebbe fatto certamente una brutta fine. Scopriamo una cosa, è bellissimo giocare da seduti, ad esempio puoi fare un sacco di rovesciate. Jonel è un fuori classe in questa giocata.
Terzo: per vie totalmente inaspettate quell'anno mi ritrovo ad allenare la squadra di calcio del quartiere.
Accetto questa proposta con grande entusiasmo immaginando già gli schemi da provare con i miei futuri calciatori provetti. Che succede? La squadra che mi viene affidata gioca nella categoria "Piccoli Amici", già il nome non mi fa pensare a dei 18enni palestrati. Al primo allenamento devo mettere da parte il fascicolo con gli schemi, allacciare piu volte i lacci delle scarpe dei miei bambini, insegnargli come indossare una pettorina e rassicurarli sul fatto che i genitori sarebbero tornati a fine allenamento. I miei bambini avevano 5 anni. Cinque.
A gennaio inizia il campionato e mi chiedo come sia possibile partecipare ad un campionato ad un'età in cui la massima preoccupazione è lanciare i sassolini in testa al mio compagno mentre il mister non guarda.
In realtà la squadra vola, i bambini giocano e soprattutto a tutte le partite ci segue un gruppo di genitori sempre più festante. Iniziamo a offrire le merende dopo le partite per vivere più intensamente questo clima di festa. Ecco i 3 elementi.